Facebook: esserci o non esserci?

Like?Questo è il problema…

Qualcuno forse ricorderà la mia avversione per Facebook, anche se ultimamente ho smesso di parlarne male. Come mai? Prima di tutto perché è diventato il mio pane quotidiano, così come immagino sia anche per altri colleghi che lavorano nella comunicazione online.
In secondo luogo, dopo un primo momento di sconforto, ho cominciato a prenderci gusto, perché in fondo è solo un nuovo mezzo, non il fine, e come tale può essere interessante vedere come si evolve, come si trasforma, e come trasforma le persone. Pura sociologia insomma.

Il titolo di “community manager” è andato così ad allungare la lista di mansioni di cui mi dichiaro esperta. Non so esattamente cosa significhi agli occhi di un cliente, per me vuol dire aver preso confidenza con software tipo Hootsuite, di cui non potrei più fare a meno, ma soprattutto cercare di star dietro ai cambiamenti che avvengono in casa Zuckerberg un giorno sì e l’altro pure, giusto per tenere sul chi vive noi poveri operai del web.


Oggi se non sei su Facebook non esisti“, così si dice, ma non lo si pensa veramente. A onor del vero dirò che, come azienda, se oggi non sei ANCHE su Facebook rischi di non esistere. Fondamentale è capire come usare questo gioco, che nuovo non è più, ma riserva sempre qualche sorpresa. E il buon Julius, anche su questo, è sempre più aggiornato di me, per cui leggetevi il suo articolo Social Media: Pericolo o Grande Opportunità?.